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Cari AMICI,

colgo l'occasione di questo tranquillo pomeriggio domenicale per inviarvi qualche nostra notizia.

Innanzitutto sono lieto del fatto che l'epidemia di coronavirus, dopo il periodo iniziale molto inquietante e doloroso, stia finalmente dando segni di un'evoluzione positiva per la nostra cara Italia in termini di diminuzione di contagi, di una diminuzione dei ricoveri in terapia intensiva, di un calo dei decessi e un aumento considerevole dei casi di guarigione.

Dopo questo periodo che ha comportato tanta paura, tanta sofferenza e tanti disagi per le misure severe di contenimento imposte per contrastare l'epidemia, la situazione lascia intravvedere segni positivi di speranza. Ne ringrazio il Signore.

Ho cercato di seguire giornalmente le notizie che riferivano l'evolvere della situazione ricordandovi tutti nella preghiera. E mi auguro di tutto cuore, che le sofferenze finora inferte da questo sciagurato virus, sia sul piano della salute, sia per la grave crisi economica che ha scatenato, cedano il passo a un periodo tanto atteso di positiva ripresa e di un rinnovato impegno sociale collettivo. Sarebbe l'omaggio più bello alla commovente testimonianza di solidarietà e di dedizione, spesso eroica, offerta da tanti medici, infermieri e responsabili in campo politico e sociale che si sono spesi per il bene degli altri, a volte fino al sacrificio della loro stessa vita.

Una testimonianza che è stata ammirata e apprezzata dal mondo intero.

E qui da noi in Congo, vi chiederete: "quale è la situazione che viviamo?"

Al di là delle previsioni catastrofiche avanzate anche da certi esperti di alto livello e giustificate dalla situazione del tutto precaria di questo Paese che, pur essendo ricchissimo di risorse di ogni genere, si trova a un livello di degrado economico-sociale e infrastrutturale particolarmente grave a causa di un lungo e persistente malgoverno dei suoi Dirigenti politici e della corruzione devastante e istituzionalizzata che lo caratterizza, la situazione non è, almeno per adesso, così allarmante come si prevedeva. I circa mille casi di contagio finora registrati si trovano in larghissima parte nella capitale Kinshasa, caotica megalopoli di oltre 10 milioni di abitanti, e soprattutto nei quartieri più benestanti dove sono presenti le ambasciate e i ceti più ricchi della popolazione tra i quali c'è stato il più alto numero di decessi.

Nelle 26 Province in cui è diviso questo immenso Paese il virus è presente in sole 7 Provincie e con un numero di casi molto limitato. Le altre sono ancora indenni.

Nella nostra provincia del Sud-Kivu che ha come capoluogo Bukavu, erano stati registrati quattro casi che sono stati dichiarati tutti guariti.

Grazie alle misure tempestive prese dalle autorità per interdire viaggi e spostamenti tra le varie Provincie, soprattutto da Kinshasa focolaio del contagio, e l'introduzione di alcune misure igieniche essenziali, come il lavaggio delle mani e la sospensione delle attività scolastiche, dei culti religiosi pubblici e dei grandi assembramenti di persone, il contagio sembra non aver attecchito in modo virulento come altrove.

Un mese fa, come unica misura di "confinamento possibile" a livello di questo Paese dove la povertà è molto diffusa, le autorità lo hanno decretato solo per gli ultra sessantenni. Un confinamento generale, come quello decretato nei Paesi occidentali, avrebbe suscitato molto probabilmente turbolenze sociali in quanto avrebbe condannato gran parte della popolazione povera a morire di fame. Quando questa misura che riguardava anche noi, Missionari espatriati, quasi tutti anziani, è stata decretata, io ho deciso senza la minima esitazione di trasferirmi, col consenso benevolo del nostro Superiore, dalla Casa Regionale dove finora risiedevo, nel Centro Tupendane, la Casa di Assistenza per bambini vulnerabili (attualmente 45!) creata 13 anni fa' nella Parrocchia di Kadutu. Da più di 20 a Kadutu mi dedicavo all'assistenza nutrizionale e sanitaria gratuita di migliaia di bambini denutriti che, date le condizioni di diffusa povertà, affluivano a centinaia con picchi di oltre mille bambini durante i momenti più cruciali delle guerre che hanno martoriato questa Regione.

Sentivo chiaramente che questo era il mio posto, quello che mi avrebbe consentito, sia pure con le limitazioni imposte dall'emergenza sanitaria, di continuare ad aiutare tanti bambini e tante famiglie indigenti.

E non mi sono sbagliato. Anzi, devo dire, che per la grazia del Signore, sto vivendo, a 77 anni, forse la più bella esperienza della mia ormai lunga vita missionaria.

Stando qui in mezzo a questi simpaticissimi bambini, tutti segnati da grandi sofferenze, e con queste meravigliose mamme che dedicano loro tutte le cure necessarie, la mia attività, pur preservando tutta la mia necessaria "privacy", è rimasta viva e anche debordante.

Questo "confinamento" obbligato mi ha aperto tante opportunità provvidenziali per incentivare alcune attività di auto-finanziamento che avevamo già in programma.

Ne cito alcune:

1. la creazione di un "ristorante" attiguo alla nostra casa che, per il momento, è ancora bloccato dalle misure restrittive ancora in auge.

Ristorante Tupendane

2. l'allestimento di un "Forno artigianale per la produzione di pane" con annessa panetteria che funziona alla grande.

Forno Produzione pane Panetteria

3. la creazione, dopo la chiusura della scuola di taglio e cucito per le mamme a Cimpunda, di un "laboratorio di sartoria" qui nel nostro Centro Tupendane che consenta alle mamme sarte di poter continuare a lavorare per mantenere le loro famiglie.

Laboratorio sartoria Tupendane

4. Oltre questo, grazie alla preziosa collaborazione di un amico congolese, tecnico esperto di computer e strumenti audiovisivi rimasto senza lavoro, ho potuto dare inizio a una attività che da più di 20 mi stava a cuore, ma non avevo mai avuto il tempo di attuare: quella di trasferire in "digitale" su un disco di grande capienza, tramite computer, tutte le riprese filmate contenute in centinaia di video-cassette che documentano gli avvenimenti storici di Bukavu e le attività sociali svolte in questi ultimi 20 anni in questa parte martoriata del Congo.

Un patrimonio di documentazione unico ed eccezionale che desidero lasciare sia all'Archidiocesi di Bukavu, sia all'archivio dei Saveriani in Congo, sia alle Associazioni che ci hanno sempre accompagnato col loro sostegno solidale.

5. E siccome ho dovuto procurarmi un allacciamento Internet per il nostro Centro, mi è anche venuta l'idea di creare, sempre con la collaborazione di quell'amico congolese molto competente in materia, un piccolo ciber-caffé che, oltre ad essere un prezioso aiuto per la sua famiglia, costituirà anche un altro piccolo cespite di guadagno per il Centro Tupendane.

E pensare che due anni fa', dopo il mio 50° anniversario di vita sacerdotale, avevo scritto che probabilmente, una volta portati a termine i lavori di ampliamento di questo Centro Tupendane, questo sarebbe stato il mio ultimo lavoro!

Mi accorgo sempre di più, nella misura in cui invecchio, che Dio è veramente grande e inesauribile nelle sue opere.

Vorrei aggiungere a questa ormai lunga lettera un'ultima considerazione che mi sembra particolarmente importante. Ritornando alle prospettive allarmiste suscitate dal pericolo della pandemia, senza volermi atteggiare in una posizione di ottimismo ad oltranza né voler condividere il pessimismo di certi esperti in materia, voglio esprimere solo quello che sento dentro di me.

Sento e spero di non sbagliarmi, non tanto per ingenuità ma per la fiducia mi ispira la mia pur debole fede, che noi, qui nel nostro Centro Tupendane con tutti questi bambini, col personale impegnato al loro servizio e i tanti bambini malnutriti e poveri che vengono per assistenza e cure, siamo rispetto all'epidemia , per così dire, in "una botte di ferro", vale a dire "protetti dall'Alto". E questo per il semplice motivo che ogni sera alle 18.30, riuniti nella sala del refettorio, recitiamo tutti assieme con intenso fervore, animati dalla impareggiabile guida di mamma MERIDA, il santo Rosario, seguito da una copiosa aspersione di acqua benedetta.

Per più di mezzora tutte quelle Ave Marie e altre preghiere recitate in coro da tutti quei bambini con una fede così semplice e intensa credo abbiano una forza straordinaria più efficace di qualsiasi vaccino!

Recita serale del santo Rosario

Detto questo, assicurandovi che in questo momento di preghiera siete anche tutti voi presenti nella nostra memoria, vi saluto a nome di tutti i nostri cari bambini e vi auguro ogni bene.

P. Giovanni Querzani

Bukavu (R,D.Congo)

10/05/2020

Cari AMICI e BENEFATTORI,

in prossimità della Festa di PASQUA che quest'anno avrà dei connotati inconsueti e del tutto imprevisti, mi viene spontaneo inviarvi questo messaggio che vuole essere di vicinanza, di conforto, di speranza e di riconoscenza.

Stiamo attraversando a livello mondiale una terribile calamità e un duro momento di prova a causa della virulenta epidemia di coronavirus che si sta espandendo ovunque.

L'Italia è purtroppo uno dei Paesi finora più colpiti, sia per numero di contagi che di vittime. Spero di tutto cuore che non ce ne siano state nelle vostre famiglie.

Nel caso si fosse verificato, vorrei esprimere alle persone in sofferenza la mia più sincera e più intensa partecipazione al loro dolore.

Seguo con trepidazione ogni giorno le notizie dell'evoluzione di questa epidemia con la speranza che le drastiche misure adottate, che hanno letteralmente sconvolto tutte le normali abitudini di vita, possano risultare sempre più efficaci e provocare sia pur progressivamente l'estinzione di questa odiosa epidemia.

Ci siamo uniti tutti con commossa partecipazione alla preghiera, in gran parte silenziosa ma intensa e accorata, del Papa il sabato sera del 27 marzo.

Nutro una grande speranza che contribuirà molto, come lo è stato in altri momenti drammatici della storia, al superamento di questa emergenza così dolorosa.

Nonostante il mito orgoglioso dell'onnipotenza della scienza e della tecnica che ormai sembrava dominare il mondo, ci siamo ritrovati impotenti riacquistando coscienza della nostra fragilità umana. L'apporto della Fede, per chi ha la fortuna di averla, si rivela a questo punto più che essenziale per non essere travolti dallo smarrimento totale e dall'angoscia.

Vorrei assicurare a tutti il mio e nostro ricordo nella preghiera.

Nella mia comunità missionaria qui a Bukavu abbiamo appena fatto anche noi una novena con tanto di adorazione eucaristica (come ha fatto papa Francesco) durante la quale abbiamo pregato per tutti. Anche noi in Italia, nella nostra Casa Madre di Parma, dove sono concentrati tanti Padri anziani reduci, il più spesso per ragioni di salute, dalle varie missioni sparse nel mondo, abbiamo pagato a questa malaugurata epidemia un pesante tributo di ben 18 decessi.

Il pericolo del contagio ha già raggiunto 46 Paesi dell'Africa e incombe anche su di noi qui in Congo. Per ora l'epidemia resta confinata soprattutto nella capitale Kinshasa, una immensa e caotica megalopoli di più di 12 milioni di abitanti, dove i contagi e anche i decessi si stanno moltiplicando creando, come ovunque, grande paura e sconcerto.

Nel tentativo di arginare l'espansione dell'epidemia, il Presidente ha decretato l'isolamento della capitale interdicendo tutti i viaggi e gli spostamenti da Kinshasa nelle altre diverse Provincie del Paese e viceversa. Poco prima aveva decretato tutta una serie di misure che andavano dalla chiusura di tutte le scuole e università del Paese, all'interdizione di tutti gli assembramenti di persone, comprese le funzioni religiose, e alla raccomandazione dell'osservanza delle necessarie misure igienico-sanitarie necessarie per potersi proteggere. Il Governatore della Provincia di Kinshasa si era spinto fino a decretare il "confinamento" intermittente della popolazione, cioè l'obbligo a tutti di stare per quattro "confinati in casa" e i due giorni successivi la possibilità di poter uscire per fare le provviste alimentari. Ha dovuto annullare lo stesso giorno nella serata questa ordinanza per paura di scatenare nella popolazione violente rivolte. Questa misura infatti condannerebbe gran parte della popolazione, che vive in condizioni di grande povertà e sopravvive grazie ai piccoli lavoretti informali che gli permettono di guadagnare quattro soldini per poter mangiare, si e no', una volta al giorno, a morire di fame.

Inevitabile a questo punto lo scatenarsi della violenza contro una classe politica che ha pensato solamente ad arricchirsi, anche nei modi più illegali, condannando la stragrande maggioranza della popolazione a condizioni di povertà e di miseria deplorabili.

La situazione è quindi anche qui da noi notevolmente critica.

L'avvicinarsi della santa Pasqua, anche se quest'anno sarà totalmente spoglia di funzioni religiose con la partecipazione dei fedeli, resta tuttavia una sorgente di grande consolazione e di incrollabile speranza. "Non abbiate paura", ha detto Gesù Risorto, "Io ho vinto il mondo. Sarò con voi fino alla fine dei tempi"!

Personalmente, a meno ché non me lo impediscano ufficialmente, continuerò il mio servizio a favore dei bambini vulnerabili che abbiamo nel nostro Centro di Assistenza a Kadutu (attualmente sono 43: una grande famiglia!), e in maniera diversa, data l'interdizione degli assembramenti di persone, a favore dei bambini denutriti del nostro Centro Nutrizionale dove sono più di 200 e certamente aumenteranno. Abbiamo pensato di farli venire alla spicciolata ogni mercoledì a prendere, con precauzione e in tutta fretta, il quantitativo adeguato di farina coloro-proteica già preparata in sacchetti di plastica in modo che possano preparare a casa loro ogni giorno la pappina che li aiuterà a combattere la denutrizione.

Questo è un momento speciale di solidarietà, di coraggio e di testimonianza che ci permette non si "perdere", ma di "ottenere" la vita. Quella vera.

Altrimenti cosa ci stiamo a fare qui in Congo?

Ringrazio il Signore di avermi dato l'intuizione e le possibilità concrete, ancora molto prima che si avverasse questa "emergenza sanitaria", di realizzare alcune strutture per attivare alcune iniziative di autofinanziamento che risulteranno provvidenziali quando, a causa delle brutali ricadute economiche provocate dall'epidemia in corso, gli aiuti dall'Italia nei prossimi anni saranno certamente destinati a diminuire.

La riconoscenza mia e di tutti questi bambini comunque resterà intatta nei vostri confronti e conserveremo un ricordo indimenticabile per ciascuno di voi che continueremo ad esprimere nella preghiera.

Buona Pasqua a tutti e i nostri saluti pieni di gioiosa gratitudine.

P. Giovanni Querzani

Bukavu (R.D.Congo)

Padre Querzani il 25/03/2020 scrive…..

Come saprete, la minaccia di quel malaugurato virus sta incombendo anche qui da noi in Congo.

A Kinshasa ( e per il momento sembra solo lì) sono già stati registrati una cinquantina di casi e tre decessi. Ma qui da noi non ci sono i mezzi per testare i sospetti e individuare tutti i contatti di coloro che si sono ammalati è una cosa estremamente ardua.

Il Presidente, poco più di una settimana fà, alla stregua dei Paesi occidentali dai quali è arrivato il contagio, ha emanato delle disposizioni restrittive: chiusura di tutte le scuole e Università (compresi i culti religiosi), divieto di assembramento di più di 20 persone eccetera, oltre a indicare le norme igieniche per proteggersi dal contagio. Ma le regole che in occidente, con un po' di senso di disciplina e responsabilità, possono essere messe in pratica (per esempio quella di "stare a casa") qui sono praticamente impossibili.

L'85% del lavoro qui è "informale" ed è quello che assicura più o meno la sopravvivenza di gran parte della popolazione. Stare a casa significherebbe semplicemente "morire di fame"! Allora tanto vale "morire a causa del coronavirus". E 'una soluzione più rapida e forse meno dolorosa.

Questa è un po' la nostra situazione.

L'unica arma "potente", al di là dello sforzo di rispettare le regole igieniche prescritte, rimane la PREGHIERA. Nella nostra Comunità abbiamo iniziato una novena di adorazione sia per implorare che il contagio risparmi questa popolazione che di tragedie ne ha già vissuto troppe, sia per pregare per i nostri confratelli ( a Parma ne sono già morti 15 nel giro di poche settimane!), e per tutti, in modo particolare per i nostri familiari, Amici e benefattori tra i quali voi siete in prima linea.

Padre Querzani il 27/03/2020 scrive……

A Kinshasa il Governatore ha decretato il "confinamento obbligatorio alternato": cioè da domani per quattro giorni nessuno deve uscire di casa, poi ci saranno due giorni per poter uscire e fare le compere e le provviste alimentari. E così via di seguito.

Fare le compere e le provviste alimentari con che soldi ? La stragrande maggioranza della gente, se non può uscire per fare quei piccoli lavoretti che gli consente di guadagnare quei pochi soldi per poter mangiare, come fa a sopravvivere?

Come al solito, le autorità e tutti quei politicanti corrotti che si sono tutti arricchiti illegalmente a scapito del bene comune,  vivono fuori dalla realtà. Tra l'altro i contagi, dalle notizie appena  emerse, ci sono stati tra di loro e non tra i poveracci. Il Presidente ha voluto che tutti i membri dell'attuale Governo facessero il test del coronavirus e diversi tra di loro sono risultati positivi, anche se per discrezione non hanno pubblicato i nomi dei contagiati. Sono loro assieme a tutti i loro compari che hanno rovinato il Congo con la loro corruzione, condannando la gente ad una povertà spesso estrema, che dovrebbero essere confinati, ma per sempre, ....in prigione !

I primi morti sono tutte persone di alto rango: un medico fratello dell'attuale Ministro dell'Economia (una donna) che è in quarantena, e un alto Magistrato.

Temo che questa ordinanza in una megalopoli caotica come Kinshasa scatenerà delle reazioni violente.

Staremo a vedere.

Stasera alle ore 19, abbiamo seguito con grande emozione e partecipazione alla funzione fatta da Papa Francesco con l'adorazione (noi avevamo anticipato la nostra per poter assistere al programma televisivo trasmesso su RAI internazionale) e la benedizione Urbi et Orbi.

Spero abbia toccato il cuore di molti, o almeno fatto riflettere tanta gente in tutto il mondo facendo loro capire che bisogna tornare alle cose che contano.

Domani compio i 77 anni. A mezzogiorno pranzerò coi nostri bambini della CF Tupendane e a cena, come al solito, sarò in comunità dove avranno preparato una torta o qualcosa di simile e anch'io ci aggiungerò un torrone e una scatola di biscotti alla cioccolata che erano nel pacco inviato da suor Jacinta e che ho tenuto apposta per i confratelli per questa  circostanza.

Il resto farà la gioia dei nostri bimbi.

Speriamo che in Italia e anche negli altri Paesi dove stanno infierendo i contagi, dopo la preghiera fatta stasera dal Papa con la partecipazione di una moltitudine di fedeli di tutte le parti del mondo, l'epidemia registri un sensibile calo e poco a poco sparisca.

Di morti ce ne saranno certamente ancora, anche tra di noi. Lì a Parma altri due si sono aggiunti alla lunga lista proprio ieri e ieri l'altro.. Tutti e due avevano lavorato in Congo. Uno dei due, un po'meno anziano, doveva tornare in Congo, ma purtroppo, anche per ragioni di salute, si è venuto a trovare a Parma nel momento sbagliato e ha preso .. un'altra direzione "migliore". Dico migliore perché tutti saranno certamente in Paradiso

Bambini del Centro di Assistenza Tupendane

Con gli operai del cantiere a fine lavori

Si chiama CIKURU DESTIN. E' un ragazzino che avrà 12 o 13 anni con due stracci sporchi addosso e un vistoso handicap, probabilmente congenito, alla gamba sinistra che dal ginocchio in giù presenta un breve moncone contorto che termina con un piedino sbilenco.

Il mattino del 27 febbraio, al mio arrivo nel nostro Centro di Assistenza Tupendane nel quale assistiamo i bambini vulnerabili, me lo trovo davanti alla porta di entrata col bastone che gli serve per camminare.

Spontaneamente lo saluto, gli sorrido e lo invito a entrare. Mi accorgo che è pieno di scabbia, una scabbia già infetta soprattutto ai polsi, le mani e i piedi.

Prima cosa, chiedo che gli venga fatto fare un bel bagno e che quei due stracci contaminati che ha addosso vengano bruciati

Poi inizio con cura e pazienza a medicarlo. Comincio dalle zone dove c'è presenza di pus utilizzando una pomata anti scabbia combinata a una pomata e a cura antibiotica.

Poi gli bendo le zone più infette.

Finita questa operazione, assieme a Merida, la brava responsabile del Centro di Assistenza, iniziamo il colloquio per redigere la scheda del nostro nuovo ospite annotando i dati e le vicende che hanno caratterizzato la sua storia. Un'impresa sempre ardua a causa dell'inveterata abitudine che hanno un po' tutti di dire...un sacco di bugie.

Ma alla fine, con la pazienza e con l'esperienza ormai acquisita in tanti anni, riusciamo ad avere un quadro abbastanza preciso della situazione del ragazzino che abbiamo davanti. Già il suo nome Destin (= Destino), mi fa spontaneamente pensare che per lui il "destino" sia stato finora poco fortunato e piuttosto avverso. Ed è proprio così.

Originario di una famiglia poverissima del villaggio di Kabamba, situato nella zona di Kalehe a un centinaio di Km da Bukavu, da diversi mesi aveva abbandonato la sua famiglia e con mezzi di fortuna era arrivato a Bukavu vivendo alla meglio in uno dei quartieri più poveri e caotici della città. Un Pastore protestante gli aveva dato alloggio per un po' di giorni a casa sua. In seguito aveva attraversato la frontiera ed era andato nella cittadina ruandese di Cyangugu, limitrofa a Bukavu, dove era stato accolto in una specie di orfanatrofio. Non trovandosi a suo agio, dopo un po' di tempo, era scappato tornando a Bukavu e si era adattato, come tanti altri ragazzini, a condurre la vita precaria e incerta dei "ragazzini di strada". Una vita particolarmente scomoda per lui condizionato da quel suo pesante handicap fisico.

Un giorno un uomo compassionevole, incontrandolo sulla strada forse intento a mendicare, gli ha suggerito di venire nel nostro Centro qui a Kadutu.

Ho provato spontaneamente una grande tenerezza vedendo quel ragazzino con quel brutto handicap davanti alla porta del nostro Centro e l'ho subito accolto nonostante le rimostranze di una persona che cercava di dissuadermi dicendo:" Ma è un maybobo!" (=Un ragazzo di strada"). Come per dire: "E' pericoloso prenderlo in casa!" Dopo il bagno e dopo avergli curato la scabbia,lo abbiamo fatto dormire per alcuni giorni fino a guarigione avvenuta in un luogo appartato per impedire che contaminasse la quarantina di bimbi assistiti nel nostro Centro.

Adesso l'idea che ho in testa è questa: una volta che avremo rintracciato i suoi genitori (se ancora li ha) o qualcuno della sua famiglia, cercherò, con il loro consenso, di farlo operare. Si tratterà di praticargli una amputazione appena sopra il ginocchio per liberarlo da quel moncone contorto e in seguito fargli applicare, in un Centro apposito presente qui a Bukavu, una protesi in modo che possa camminare liberamente. Ci vorrà un po' di tempo, ma ci arriveremo.

Intanto Destin si è trovato finalmente a suo agio nel nostro Centro.

Sente che gli vogliamo bene ed è molto contento. Sempre sorridente, cerca di manifestare la sua gioia e la sua riconoscenza in tante maniere. Ogni mattina, per esempio, al mio arrivo mi viene incontro saltellando sulla sua gamba sana per prendermi la borsa e portarla nel mio ufficio-ambulatorio.

Questo mi tocca il cuore e mi induce a ringraziare il Signore.

Mi viene da pensare: "Il suo "destino" finora così avverso e sfortunato non si sta forse trasformando pian pianino ... in un gioioso cammino verso la Pasqua?”

15/03/2019

P. Giovanni Querzani

Bukavu (R.D.Congo)

Cari AMICI e BENEFATTORI,

nonostante i tanti problemi che angustiano la nostra gente nella loro situazione di povertà, abbiamo trascorso un NATALE "super"!

E non poteva essere altrimenti, perché in questa gente semplice, sia pur in mezzo a tante angustie, la fede c'è ancora e, anche quando si fosse assopita, non è così difficile ridarle vigore.

Il Natale esercita su tutti un fascino speciale perché esprime in maniera concreta il mistero incredibile dell'Amore senza limiti di Dio per l'umanità.

La nostra ampia cappella domenicale, che nei giorni feriali funge da spazio di gioco per i bambini, era letteralmente gremita di gente. Tantissimi i bambini, quelli che sono o sono stati assistiti nella nostra Casa-Famiglia e gli alunni della nostra Scuola di Recupero del Centro Sociale di Cimpunda.

E anche parecchi genitori. Nonostante risiedano quasi tutti in quartieri molto distanti, ogni domenica vengono a partecipare alla Messa e soprattutto non possono mancare il giorno di Natale.

E' per loro un appuntamento importante e benefico e lo sentono tale.

Per me è una grande gioia che mi commuove e da senso e valore a tutta l'attività sociale che svolgiamo a loro favore

I nostri bambini della Casa-Famiglia, guidati da mamma MERIDA, avevano preparato il PRESEPIO VIVENTE presentando, dopo la lettura del Vangelo, le principali scene della nascita di Gesù. Tutti seguivano con tenerezza e ammirata attenzione.

Dopo la celebrazione della Messa, come espressione della fraternità che scaturisce dal Natale, tutti hanno partecipato al pranzo comunitario che avevamo previsto in questa particolare occasione.

Per gli alunni della nostra Scuola di Recupero nell'ampia sala del Centro Nutrizionale, e per i bambini che sono o furono ospiti della Casa-Famiglia nell'ampio locale che nei giorni feriali funge da spazio di gioco per i bambini e la domenica si trasforma nella cappella dove celebriamo la Messa.

Questo santo Natale ha lasciato un'impronta nel cuore di tutti.

E' stato un momento di pace, di serenità e di fraternità nel quale l'incubo quotidiano della povertà e della fame ha lasciato spazio alla gioia e a una spontanea esultanza.

Nella nostra preghiera vi abbiamo ricordato tutti con sincera riconoscenza e con voi anche quelle persone congolesi generose le quali, ammirate e sensibili davanti al lavoro che stiamo conducendo, hanno voluto, in occasione di queste feste natalizie, esprimere il loro sostegno portandoci i loro doni.

A tutti auguriamo di cuore un ANNO NUOVO prospero, sereno e ricco di bene.

P. Giovanni Querzani

BUON ANNO 2020

Cari Amici e benefattori,

tanti AUGURI di BUON ANNO !

Colgo l'occasione per inviarvi questa piccola testimonianza di come abbiamo vissuto questo bellissimo NATALE.

Un saluto a tutti e tantissimi AUGURI

P. Giovanni Querzani

Bukavu (R.D.Congo

MESSA di NATALE.Scene teatro

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MESSA di NATALE

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PRANZO di NATALE

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PRESEPIO VIVENTE

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SANTO NATALE 2019

Carissimi AMICI e BENEFATTORI,

si avvicina la grande festa del Santo Natale nella quale commemoriamo l'incredibile e stupefacente entrata di Dio nella storia dell'umanità per realizzare il suo grande progetto di farci diventare "suoi figli" e "fratelli" tra di noi.

In attesa di celebrare questo evento che ha marcato la storia del mondo, mi viene spontaneo rivolgere il mio pensiero a tutti voi per esprimervi, con grande gratitudine, i miei più sinceri AUGURI e quelli di tutti i bambini sofferenti che assistiamo, degli alunni che hanno la fortuna di seguire i corsi scolastici nella nostra scuola, del centinaio di mamme che seguono i corsi di sartoria e alfabetizzazione nel nostro Centro sociale di Cimpunda e delle tante famiglie indigenti che beneficiano del vostro generoso aiuto.

E' nel contesto di queste attività sociali scaturite dal sentimento di "fratellanza" suscitato dal Natale cristiano che sgorga l'augurio che il Signore inondi la vostra vita, non delle cose effimere che la nostra società dei consumi vuole imporci, ma dei veri doni della pace, serenità e gioia che rendono più bella la nostra vita umana.

Il mio pensiero va innanzitutto alle Associazioni che sostengono le nostre diverse opere sociali:

1a. L'Associazione "Amici di Padre Querzani" di Forlì che, grazie all'impegno dei loro associati e di tanti loro amici sostengono da parecchi anni, con grande impegno e costanza, le nostre due prime e principali attività:

- il Centro Nutrizionale di Kadutu dove, da più di 20 anni, migliaia e migliaia di bambini, vittime delle guerre che si sono succedute e della situazione di miseria che hanno creato, hanno potuto essere nutriti e salvati dal flagello della malnutrizione.

Bimbo malnutrito Centro Nutrizionale di Kadutu

- Il Centro di Assistenza Tupendane (che amiamo chiamare Casa-Famiglia) per bambini rimasti orfani o abbandonati, per bambini malaticci e bisognosi di cure o con situazioni familiari di grande indigenza.

In questa Casa, dal clima veramente familiare, accudita da brave mamme congolesi, nei 12 anni da quando ha avuto inizio, circa 400 bambini e bambine sono stati accolti e hanno ritrovato salute, affetto e gioia di vivere. E ogni anno quando celebriamo il Natale coi nostri bambini facciamo il nostro "Presepe vivente".

Bambini della Casa-Famiglia "Tupendane" Presepe Vivente 2018

2a.L'Associazione "La tua mano per la pace" di Brisighella il cui impegno si è focalizzato in modo particolare nel sostegno al Centro Sociale di Cimpunda dove più di un centinaio di mamme povere hanno la fortuna di poter seguire corsi di alfabetizzazione per imparare a leggere e scrivere e corsi di sartoria e ricamo per imparare il mestiere di sarte e assicurano un aiuto provvidenziale a numerosi bambini e alle loro famiglie molto povere tramite l'impegnativa attività dei "Sostegni a Distanza" (SAD).

Centro Sociale: Corsi Sartoria e Ricamo Una bimba del Sostegno a Distanza (SAD)

3a. L'Associazione "Fonte di Speranza" di Lainate (Mi) la quale, dopo averci aiutato per diversi anni per il finanziamento della scuola "Elimu kwa Wote" che ha assicurato per anni l'istruzione gratuita a migliaia di bambini esclusi dall'insegnamento a causa della povertà dei loro genitori, si sta facendo ora carico del finanziamento della Scuola di recupero "Tupendane" iniziata anno scorso col medesimo scopo nelle aule scolastiche costruite e allestite nel Centro sociale di Cimpunda, grazie all'intervento veramente provvidenziale del Sig.Mario Mariani di Cesena.

In più, ci aiuta per assicurare le cure sanitarie prodigate gratuitamente a tanti bambini bisognosi.

Centro Sociale: Alunni della Scuola di recupero Alunni in classe

Inoltre, come dimenticare le altre Istituzioni che ci offrono da tanti anni il loro prezioso aiuto?

Expert-Italia che ci ha aiutato tanto per costruire le diverse strutture nelle quali queste attività sociali si svolgono: Il Centro Nutrizionale, la Casa-Famiglia, il grande complesso della Scuola Matendo gestita dall'archidiocesi di Bukavu, la Scuola di Apprendistato Mestieri attualmente affidata ai Padri Salesiani.

Il "Comitato contro la Fame nel mondo" di Forlì che ci invia medicinali e latte in polvere per i nostri bambini. E tutte le altre Associazioni, Gruppi e/o persone generose che, tramite l'una o l'altra delle tre Associazioni sopracitate offrono la loro preziosa collaborazione.

Il NATALE di Gesù è l'origine e la sorgente di tutta questa meravigliosa rete di solidarietà che la Provvidenza ha creato.

Nella prossima festa di NATALE quando ci troveremo tutti riuniti nell'ampia sala che funge, durante la settimana come spazio di gioco per i bambini e la domenica diventa una grande cappella dove numerosi bambini e genitori vengono a partecipare alla celebrazione della santa Messa, vi ricorderemo con grande riconoscenza invocando per voi dal Signore le benedizioni e le grazie di cui avete bisogno e che, ci auguriamo, renderanno il prossimo anno per tutti voi più prospero e sereno.

Messa di Natale dello scorso anno

P. Giovanni Querzani

Missionario a Bukavu (R.D.Congo)

1 AGOSTO 2019

Il mio primo importante appuntamento al mio rientro in Congo era proprio questo: presiedere la festa per le mamme che avevano terminato con successo il biennio di formazione in taglio-cucito e ricamo nel nostro Centro Sociale per la promozione della donna a Cimpunda. Un avvenimento eccezionale per queste mamme ricevere un diploma che attesta che hanno imparato il dignitoso lavoro di sarta. Quest'anno le mamme che aspettavano di ricevere il loro diploma erano 54. Un record.

Vi domanderete: "Chi sono queste mamme così eleganti che indossano l'abito sgargiante da loro stesse confezionato e che posano con evidente e legittima fierezza?" Non sono per nulla donne di famiglie benestanti.

Al di là dell'apparenza di questo giorno eccezionale, sono tutte povere donne con un vissuto quotidiano molto duro e difficile, tutte provenienti dai quartieri più poveri e più popolosi di Bukavu dove abitano con la loro famiglia in baracche più o meno squallide. Tutte con tanti figli e non poche sono vedove o abbandonate dai mariti.

Come sono venute in contatto con noi fino ad arrivare a questo ambito traguardo?

Portavano uno o due dei loro bambini affetti da malnutrizione nel nostro Centro Nutrizionale di Kadutu.

Sono venute a conoscenza che nel quartiere popolare di Cimpunda esiste questo nostro Centro Sociale ed è nato in loro il desiderio di iscriversi al corso di sartoria e ricamo che organizziamo per le mamme povere.

Il programma di questo corso è semplice e soprattutto concreto. Per due anni, frequentano a turni alterni durante la mattinata le lezioni pratiche due giorni per settimana e questo permette loro di non venire meno al loro compito quotidiano di fare altre piccole attività informali per procurare qualcosa da mangiare per i propri figli.

Pian pianino attraverso il loro impegno perseverante imparano a confezionare vestiti e ricamare tovaglie decorate da graziosi disegni africani.

Oggi è dunque per loro un giorno tutto speciale.

I problemi e le assillanti difficoltà della vita quotidiana cedono il posto a quella gioia spontanea tipicamente africana che scaturisce unicamente dal cuore dei poveri che sanno riconoscere ed apprezzare i doni di Dio.

Oggi, ricevendo il loro diploma di sarte e una macchina da cucire in dono, coronano quella intima aspirazione a sentirsi anche loro "importanti " grazie alla dignità che questo nuovo lavoro conferisce loro in seno alla famiglia e alla società.

Davanti alla gioia e alla sincera riconoscenza di tutte queste mamme è impossibile non provare un sentimento di tenerezza e di commozione. Questa loro esultanza è la nostra più bella ricompensa.

Questo sentimento così semplice e autentico desidero comunicarlo con viva riconoscenza anche a tutti voi.

E' infatti grazie alla vostra sensibilità e al vostro generoso contributo che già da nove anni siamo in grado di portare avanti questa opera così benefica che ha il pregio di infondere dignità e speranza in tutte queste mamme congolesi.

P. Querzani Giovanni

Missionario a Bukavu (R.D.Congo)

Cari AMICI e BENEFATTORI,

si avvicina la festa di PASQUA e non posso non rivolgere a voi un pensiero grato e riconoscente.

La Pasqua è la festa della "Resurrezione". Ho pensato quindi di augurarvi la Buona Pasqua inviandovi questo breve racconto della storia di EVELINA, una giovane ragazza -madre che alcuni mesi fa' abbiamo accolto assieme ai suoi due bimbi nella nostra Casa-Famiglia "Tupendane". Nella vicenda di Evelina potrete da un lato intravedere il degrado sociale della società congolese causato delle devastanti condizioni di povertà in cui la stragrande maggioranza della gente è costretta a vivere a causa dal cattivo governo dei suoi dirigenti politici e dall'altro lato scoprire "la forza rigenerante" che il Signore sa mettere in opera attraverso un piccolo gesto di compassione e di accoglienza.

Evelina, trovandosi sola e in una situazione di grande sconforto aveva compiuto un gesto, diremmo, "estremo". Presentandosi un giorno nel nostro Centro Nutrizionale aveva chiesto a una mamma che attendeva assieme al suo bambino malnutrito se poteva tenerle un istante il suo neonato mentre lei andava al gabinetto. Poi era scomparsa abbandonando il suo piccolo senza tornare a riprenderlo. Non per cattiveria o perversione, ma nella speranza che il suo bimbo avesse la fortuna di trovare qualcuno chi potesse assicurargli una vita migliore. Come avevamo fatto per alcuni altri bimbi abbandonati siamo andati nell'ufficio della Protezione dell'infanzia per ottenere una autorizzazione legale di "affido", sperando in seguito di poter rintracciare la sua mamma. Il giorno dopo la mamma, In preda al rimorso per il gesto compiuto, è venuta lei stessa da noi tutta sconsolata.

L'abbiamo accolta con dolcezza e abbiamo parlato a lungo per poter conoscere a fondo la sua situazione.

Il neonato abbandonato Evelina in pianto

Dopo il solito sacco di bugie che, come tante altre persone particolarmente provate in un primo tempo ci raccontano, siamo riusciti a ricucire pian pianino la sua triste storia.

Evelina ha più o meno 18 anni e, come tante altre ragazze ha sofferto moltissimo fin dalla prima infanzia.

La mamma che viveva col babbo vedovo l'aveva avuta in una delle tante "avventure" e la bimba viveva con lei in casa del nonno di cui aveva preso il cognome. Aveva appena due anni che la mamma morì e rimase orfana col nonno che non sapeva accudirla. Una zia materna fino all'età di 7 anni, l'aveva presa in casa sua a Bukavu. Poi, non avendo i mezzi per mandarla a scuola, l'aveva affidata a un'altra sorella che era in condizioni economiche un pochino migliori. Aveva potuto così la fortuna di poter frequentare la scuola elementare e proseguire con la scuola media. Fu allora che rimase incinta e divenne ragazza-madre con un primo figlio. Con fatica le perdonarono la scappatella. Due anni dopo ebbe una seconda gravidanza.

Prima che se ne accorgessero, abbandonò lei stessa, per paura, la famiglia cercando di arrangiarsi a vivere alla belle meglio in uno dei quartieri più degradati di Bukavu. Al momento del parto trovò una buona donna che la fece partorire in un dispensario del quartiere, senza poter fare di più per lei.

Trovandosi sola con un bimbo di due anni e un altro appena nato, lo sconforto l'ha travolta spingendola a compiere quel gesto sconsiderato che in condizioni normali non le sarebbe mai venuto in mente di fare.

Aveva bisogno di conforto e di serenità e quindi l 'abbiamo accolta volentieri nella Casa-Famiglia assieme ai suoi due bimbi. In questo clima sereno, con accanto Merida e le altre mamme che si occupano dei numerosi bambini, Evelina pian pianino è letteralmente rinata.

Aiuta le altre mamme nei vari lavori della Casa, dedica un po' di tempo anche, lei che aveva fatto la scuola media, ai nostri i bimbi più piccoli che non vanno ancora a scuola intrattenendoli e prodigando loro piccoli insegnamenti.

Evelina mentre intrattiene i bimbi più piccoli Evelina coi suoi due bimbi: David e Israel

Morale di questa storia: anche nelle situazioni più critiche e disperate "la forza rigeneratrice della Pasqua" compie i suoi miracoli.

Assieme a tutti i nostri bambini e alle mamme che li accudiscono ricevete i nostri più sentiti Auguri di una Pasqua serena e gioiosa.

P. Giovanni Querzani

Missionario a Bukavu (R.D.Congo)